Vasari

Giorgio_Vasari

L’uomo ha sguardo mite ma alto, come di chi, esperto conoscitore dei più meravigliosi paesaggi, scruti sazio l’orizzonte. Indossa una livrea troppo ampia, dalla quale s’erge un collo che s’intuisce esile dietro la densa barba del viso delicato, d’incarnato lunare. Gli conferisce poi un’eleganza senza tempo l’evidente stempiatura. Lui è il custode di uno strano Museo. Da qui la livrea e il tipico cappello, che però tiene in mano mentre ci precede nell’interminabile corridoio dalle pareti spoglie, che per via di appositi sensori va illuminandosi al nostro passaggio, a tratti di 10-15 metri alla volta, cosicché procediamo sempre in piena luce verso un orizzonte d’oscurità. Il custode intanto ci confida d’esser divenuto, grazie a “secoli” di lavoro lì dentro, un esperto del Rinascimento. Ha un debole per Vasari. In fondo lui, quando spiega ai visitatori opere e artisti, si sente un epigono dell’autore delle vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, trattato con cui il Vasari ha spianato la strada alla Storia dell’Arte e raccontato all’umanità quell’epoca essenziale, da lui stesso, con consapevolezza e lungimiranza, denominata Rinascita. Sorride, il custode, e ci dice d’aver colto una somiglianza tra sé e il Vasari, in un autoritratto dipinto con raffinatissima mano.Le vite dei più eccellenti pittori
E così, lo strano custode di uno strano Museo è eletto narratore di Giorgio Vasari: pittore, architetto, scenografo, storiografo, mente vivacissima, seconda per poliedricità soltanto a Leonardo. D’un tratto manca dinanzi a noi l’accensione del nuovo tratto di corridoio e quello appena percorso, come di prammatica, si spenge. Siamo nel buio. Ci tranquillizza il custode preannunciando un chiarore, che presto vediamo. Ci avviciniamo. Si tratta d’una teca. Pare sospesa nel buio. Contiene il trattato del Vasari. Le luci della teca rischiarano anche il viso del custode, che ci dice sommessamente: “In questo libro ci sono Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Giotto… tutti! Ritratti dalla penna del Vasari. Che, al di là delle notizie biografiche, racconta personalità, aspirazioni, pulsioni, e come queste intervengano a determinarne il talento e la produzione di ogni artista. Un vero capolavoro! Per questo è stato collocato qui, nella sala principale. In ottima compagnia”. Il tono del custode è allusivo. Ci guardiamo intorno, cogliendo nella sala, che dev’essere immensa, altre cinque fonti luminose ben distanziate tra loro. La prima è data dai faretti sovrastanti un dipinto indecifrabile nella nostra visuale. La seconda è una finestra aperta su una giornata di sole. La terza e la quarta sono due porte, una di legno povero, l’altra in essenza preziosa, entrambe spalancate a racchiudere un tenue controluce. La quinta è un portale che pare brillare di luce propria. Ma che strano Museo è mai questo!? Il custode riporta l’attenzione sulla teca: “E’ una prima edizione, pubblicata a Firenze nel 1550 dall’editore ducale Lorenzo Torrentino…”
Inizia da qui il racconto di un’altra esistenza straordinaria. L’attore che darà vita al custode, il “narratore”, interpreterà anche il Vasari nelle ricostruzioni filmate. 1 Ecco Arezzo, gli inizi del Vasari nella bottega di un pittore di vetrate di buon talento…
Ecco Firenze, il lavoro, gli incontri determinanti, la costituzione dell’Accademia delle Arti e del Disegno, nella quale lo studio del Disegno è ritenuto la base di ogni Arte… Ecco Roma, lo studio delle antichità e delle opere di Michelangelo e di Raffaello, artisti che maggiormente influenzarono la sua pittura… Eccolo disegnatore e pittore che, pur a tratti ripetitivo e privo di reale ispirazione, è capace di opere eccellenti, che lo consacrano grande esponente del Manierismo… Eccolo dedicarsi all’architettura, incoraggiato dallo stesso Michelangelo, dimostrandosi competente, puntuale nell’esecuzione del lavoro, disponibile col committente… Eccolo storiografo eccelso con le Vite, monumento d’Arte e all’Arte, dove nella vivezza e nella qualità letteraria si percepisce quell’ispirazione carente negli altri suoi cimenti…
E’ proprio con quest’ultima considerazione che la voce del custode ci riporta al presente, a dire il vero sbalorditivo. Ci troviamo infatti nella Basilica Superiore di Assisi, davanti agli affreschi di Giotto, lì dove tutto ha avuto inizio.
Il custode insiste. Lui ritiene che la mancanza vera del Vasari pittore e architetto fu d’esser troppo equilibrato, libero dalle catene delle miserie umane o equidistante da esse. Cupidigia, Lussuria, Superbia, Ira, Invidia piombano l’uomo nella perdizione, nella sconfitta ma, talvolta, a contatto col talento, coll’impeto del riscatto, con l’Arte, lo conducono al trionfo potendo divenire, davvero, le fondamenta della Rinascita. E mentre dice questo, il custode si guarda intorno a sincerarsi che nella basilica non siano rimasti visitatori: è l’orario di chiusura.
Uscendo con il custode dal portale, che si spegne alle nostre spalle, ci ritroviamo nella sala principale del Museo. Insieme a lui raggiungiamo la finestra, dalla quale ammiriamo, mentre lui serra gli scuri, un tramonto dietro la cupola del Brunelleschi… Il custode chiude ora la porta di legno povero: tra i battenti, nell’originaria collocazione dietro l’altare, ci appare per un istante la Madonna del Parto di Piero. Tocca alla porta intarsiata: nel tempo della chiusura cogliamo i bagliori della Cappella Sistina, scrigno del capolavoro di Michelangelo. Ah, quel sorriso… da vicino è ancora più intrigante. Il dipinto sospeso nel buio è Monna Lisa. Il custode spenge i faretti togliendolo alla nostra vista. Nella sala resta l’ultima luce. Il custode guarda malinconico l’antica edizione delle Vite nella teca e, prima di nasconderla nel buio, per un istante ci scruta e ci sorride.

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