Michelangelo

Daniele da Volterra (Daniele Ricciarelli) (Italian, Volterra 1509–1566 Rome)
Michelangelo Buonarroti (1475–1564), probably ca. 1544
Oil on wood; 34 3/4 x 25 1/4 in. (88.3 x 64.1 cm)
The Metropolitan Museum of Art, New York, Gift of Clarence Dillon, 1977 (1977.384.1)
http://www.metmuseum.org/Collections/search-the-collections/436771

Daniele da Volterra (Daniele Ricciarelli) (Italian, Volterra 1509–1566 Rome)
Michelangelo Buonarroti (1475–1564), probably ca. 1544
Oil on wood; 34 3/4 x 25 1/4 in. (88.3 x 64.1 cm)
The Metropolitan Museum of Art, New York, Gift of Clarence Dillon, 1977 (1977.384.1)
http://www.metmuseum.org/Collections/search-the-collections/436771

La bottega d’uno scalpellino intorno al 1480. Deserta. Silenziosa. Si schiude la porta e appare un bambino riccioluto, scalzo, la scintilla del sotterfugio a illuminargli il viso. Con le manine paffute ruba dal deschetto degli attrezzi lo scalpello, e il mazzuolo che stenta a reggere. Il blocco informe di pietra serena pare lì per lui. Vi appunta lo scalpello e cala un faticoso colpo. Tutta l’energia pare restargli nel mazzuolo e ritorcerglisi contro. E la pietra neppure è scalfita. Stupito, arretra d’un passo…Quel bambino e il suo colpo di scalpello sono refoli d’avvertimento d’una tempesta perfetta in arrivo, capace di sprigionare energia per quasi novant’anni – tanti ne visse Michelangelo – sottraendo marmo al marmo, pietra alla pietra, per creare forme mirabili, eterne, nella cui immobilità vivono passioni, tormento, movimento. Vale dunque la pena cambiare prospettiva: mentre il bambino s’appresta caparbio al nuovo tentativo, assumiamo quella della pietra serena, per osservare in primo piano e da privilegiati il nascere e il propagarsi della tempesta.affresco
Il secondo colpo è migliore. E più efficaci sono i successivi. Ad ogni azione il bambino acquista velocità, muscoli e anni. Senza smettere di colpirci e all’occorrenza di girarci intorno, muta pian piano in adolescente, e l’adolescente muta in uomo e l’uomo in vecchio, apparendoci tra nuvole di polvere di marmo simile a un dio tempestoso e tormentato, instancabile nel creare sottraendo materia alla materia. D’un tratto un crepitìo paralizza il dio. Un’irreparabile fenditura s’è aperta nella gamba del Cristo della Pietà che lui stava scolpendo. Lo sguardo del dio lampeggia d’un sentimento nuovo. D’ira! S’avventa verso di noi col solo mazzuolo. E torna a colpire e colpire la gamba difettata, frantumandola, cancellandola dalla materia. In un vorticoso mulinare di vesti e di lunghi capelli canuti, tra sguardi fiammeggianti, scintille e grida risentite, assistiamo – in primo piano e da privilegiati – al picco della tempesta… Un’altra tempesta, di vento tumultuoso e di saette, scuote il bosco e il monastero arroccato. Una voce di donna declama: “Un uomo in una donna, anzi uno dio, per la sua bocca parla, ond’ io per ascoltarla son fatto tal, che ma’ più sarò mio”. La donna dai lineamenti rinascimentali conclude la Rima guardando dalla finestra della cella monacale battuta dalla pioggia: “O donna che passate per acque e foco l’alme a’ liei giorni, deh, fate c’a me stesso più non torni”. Quindi ci rivela che quelli sono versi dedicati da Michelangelo a Vittoria Colonna, poetessa e illustre personalità, sua insostituibile amica. A lei Michelangelo dedicò disegni (Una Pietà e una crocifissione), e insieme a lei affrontò tematiche religiose a entrambi molto care quali la centralità di Cristo nel mondo redento e il primato della Chiesa delle origini. Tematiche che i due approfondirono nella cerchia degli Spirituali. Tematiche all’epoca laceranti, e pericolose perché sgradite alla Chiesa e passibili di scomuniche e persecuzioni. Vittoria, costantemente in balìa di crisi spirituali, negli ultimi anni si ritirò proprio in quel monastero, dove morì, nel 1547 lasciando Michelangelo nello sconforto. Il loro non fu innamoramento carnale – lui aveva natura omosessuale e lei non si concedeva neppure al marito, perso in giovane età – ma fu innamoramento d’anime e di menti… Michelangelo lascia 300 Rime. D’amore, d’amicizia, d’ intensa spiritualità. Un’opera letteraria matura e sincera, dalla quale inizieremo il nostro viaggio di conoscenza… Il “narratore” sarà la donna dai lineamenti rinascimentali che, pur talvolta suggerendosi allo spettatore come alter ego di Vittoria Colonna, si rivelerà alla fine proiezione della madre perduta in tenera età da Michelangelo… Il giovane Michelangelo, a dispetto dell’opposizione paterna, frequenta come scultore l’accademia sovvenzionata da Lorenzo il Magnifico che, notate le sue capacità, lo accoglie nella potente famiglia come figlio adottivo. E’ l’inizio di una carriera luminosa. Lui che viveva per la scultura e che sosteneva d’esser stato nutrito dalla balia con latte impastato a polvere di marmo, mai avrebbe pensato di dover un giorno intraprendere una colossale impresa nell’arte della Pittura: la Cappella Sistina! Fu un terribile braccio di ferro con il papa Giulio II, che lo spingeva all’opera. Lui dovette vincere grandi incertezze, risentimenti e la diffidenza verso la Pittura che non sentiva a sé congeniale. Affrontò la volta – 1000 metri quadrati – affrescandola pressoché da solo dal 1508 al 1512. Un’impresa titanica. Un capolavoro assoluto. Anni dopo, tra il 1535 e 1541, nel pieno della sua amicizia con Vittoria, affrescò la parete di fondo, sopra l’altare, realizzando il Giudizio Universale. Gli angeli con i simboli della Passione sovrastano Cristo Giudice, al centro, con Maria, e con intorno i beati e i santi. Più sotto risaltano gli angeli con le trombe del Giudizio e ai lati i giusti che salgono al cielo. La fascia inferiore spetta alla resurrezione dei corpi e ai dannati ricacciati all’inferno. Le nudità dei corpi e alcune rappresentazioni caricaturali di nemici di Michelangelo provocarono all’affresco censure e modeste deturpazioni. Il Giudizio è simile a un “film” spettacolare, spaventoso e bellissimo, o a una straordinaria “rappresentazione teatrale”. Ammirandolo par di ravvisare i movimenti a cui i personaggi tendono e par di sentire i loro lamenti, le loro grida d’orrore, le trombe del Giudizio, le bestemmie dei diavoli. La struttura del Giudizio pare la partitura per immagini d’una sinfonia che attende soltanto d’esser tradotta in note. Con un simile cimento musicale si chiuderà il film. E il Cristo Giudice, che per alcuni è una smaccata affermazione del Cristocentrismo ad opera di Michelangelo (e di Vittoria), con il suo braccio alzato sembrerà dare il via ai musicisti perché suonino, finalmente, la sinfonia del Giudizio Universale…

  • Documentario
  • DVD-Video PAL 720x576
  • Italian Art Movie
  • Italia
ó
Italian Art Movie © 2016-2018
Tutti i diritti riservati | CF e P.IVA: 12658791004 Tutte le immagini dei prodotti audiovisivi presentati in questo sito sono Copyright © Italian Art Movie s.r.l.s.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi