Leonardo

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Immaginate l’atelier d’un pittore cubista messo a soqquadro da due agenti della Suretè nella tarda estate parigina del 1911. Immaginate il corpulento ispettore, magari con capelli impomatati e grugno da segugio che, rivolgendosi al pietrificato pittore, un trentenne dallo sguardo penetrante, dica più o meno così: “Il suo complice è già in cella. E non ne uscirà tanto presto. Voglio solo riappendere al Louvre quel quadretto che sorride. Confessi! Mi dica dov’è e io le eviterò la galera, monsieur…” Immaginate che a questo punto l’ispettore esiti, per leggere nel passaporto appena sequestrato il complesso nome del pittore: “…monsieur de Paula Juan Nepomuceno María de …” Immaginate che il pittore lo interrompa, precisando: “Picasso, è sufficiente Picasso, monsieur l’inspecteur”…
Bene, avete immaginato l’inizio del film e il suo principale meccanismo narrativo: un serrato, notturno interrogatorio che, ricorrendo nella trama, consentirà a un giovane Pablo Picasso, magnifico pittore del ‘900, di essere il “narratore” di Leonardo.monna lisa
Monna Lisa è sparita dal Louvre! Mai prima di quell’estete del 1911 era stato depredato un museo! E d’un’opera di tale importanza! Pressata da Autorità, stampa e opinione pubblica, la Suretè sbatte in galera il poeta Apollinaire, teorizzatore della distruzione dei capolavori classici per far posto nei musei all’Arte Nuova. E subito dopo ferma Picasso, legato ad Apollinaire da amicizia e da una storia di ricettazione d’un paio di statuine di poco valore, peraltro trafugate proprio dal Louvre… Il vero colpevole del furto della Gioconda, un ex dipendente del Louvre di nazionalità italiana motivato da un male inteso senso patriottico, sarà smascherato solo due anni più tardi. In quella calda estate parigina, Apollinaire e Picasso furono in breve scagionati. Il poeta se la cavò con una breve detenzione, il pittore con lo spavento del fermo di polizia e con un lungo interrogatorio.
Un fatto reale trasformato in raffinata pièce, con attori di grande levatura ad incarnare pittore e poliziotto, consentirà la realizzazione di una “biografia” di Leonardo vista da insolita prospettiva, originalissima: quella del giovane Picasso che, nel tentativo di scagionarsi, narrerà il più grande genio del Rinascimento allo sbirro – e a tutti noi – a partire proprio dal capolavoro appena scomparso…
Un sorriso, dipinto a olio su un legno di pioppo di ridotte dimensioni, capace di offuscare la fama del suo straordinario autore! Di Leonardo! Mente poliedrica mai sazia di conoscenza e investigazione, mano eccelsa mai stanca di operare ai livelli più alti, pittore, ingegnere, architetto, scultore, anatomista, scenografo, trattatista, musicista, progettista, inventore… e, al pari degli altri geni narrati nella Collana, esempio di “purissima modernità”, nata dallo studio dei Classici e da avveniristica pervicace sperimentazione. Se pensiamo ad esempio al pur magnifico Picasso, vediamo scorrere il XX° secolo, il nostro recente passato. Se pensiamo invece a Leonardo, vediamo sì il rifulgente ‘500, ma avvertiamo per lui un’assoluta mancanza di collocazione temporale. Avvertiamo insomma la sua eterna contemporaneità. Rinascimento come Nobile Storia, come presente, come futuro: radice e nuovi germogli per l’umanità intera. E Leonardo è il Rinascimento!
Eppure quel sorriso… quel sorriso… quasi lo oscura.
Leonardo tenne sempre con sé Monna Lisa. Forse perché era il ritratto d’una persona molto amata… o forse perché rappresentava l’esempio più alto della sua pittura… o forse perché, al contrario, riteneva quell’opera imperfetta, da dover migliorare… Quel sorriso mille volte identificato e mai svelato appartiene a Lisa Gherardini, a Caterina Sforza, al giovane irriconoscente amante di Leonardo, a Caterina Buti, alla madre di Leonardo, a un’immagine idealizzata della donna… Quel sorriso mille volte identificato e mai svelato forse appartiene allo stesso Leonardo, forse è un beffardo autoritratto un po’ enigma, un po’ sfida, un po’ burla…
Picasso, iniziando il racconto proprio dai misteri di Monna Lisa – che giura all’ispettore di non aver mai neppure sfiorato – armonizzerà, come tutti i narratori della Collana, ricostruzioni filmate (fiction) e componente documentaristica.
All’alba poi, sorseggiando esausto un caffè ormai freddo, riferirà al poliziotto la natura dell’ultimo messaggio conosciuto vergato di proprio pugno da Leonardo, alzando così per noi il sipario sulla scena di fiction che chiuderà il film…
Leonardo ha barba candida e boccoluta e rughe intense. Pur molto vecchio conserva sguardo bambino, vivacissimo. Ha una mano paralizzata, la destra, che nell’ineguagliabile vita lo servì meno dell’altra, l’eccelsa sinistra con cui ora sta riempendo un foglio di complessi calcoli di geometria. Una voce lo chiama da lontano e lui, fatta una lesta aggiunta ai calcoli, si alza e abbandona lo scranno davanti al focolare acceso. Con discrezione andiamo a curiosare nel suo quaderno rimasto aperto. Ecco il cesello da lui sbrigativamente apposto all’ incompiuta sfilza di calcoli:
“… eccetera, perché la minestra si fredda.”

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